Strumentazione

Come organizzare il tavolo dello strumentista: metodo, ordine e anticipazione

Quando ho iniziato a strumentare ero quasi ossessionato dall’ordine. Ogni ferro che tornava veniva rimesso subito al suo posto. Lo stesso con le garze. Volevo un tavolo perfetto. Durante un intervento il chirurgo mi disse: “L’intervento è qui, non è sul tavolo. Guarda quello che sta succedendo.” Mi aprì la mente. Il tavolo era ordinato, ma stava assorbendo l’attenzione che serviva al campo.

Il tavolo è uno strumento, non il lavoro

L’ordine permette di trovare ciò che serve, vedere una mancanza e gestire materiali da conteggiare. Diventa un problema quando è l’obiettivo. Se il chirurgo cambia fase mentre io riallineo le pinze, posso avere un tavolo impeccabile ed essere comunque un passaggio indietro. Da quel giorno uso questa regola: l’ordine deve liberare attenzione, non consumarla. Il cosa è organizzare gli strumenti. Il come è creare zone riconoscibili. Il perché è poter spostare lo sguardo sul campo senza perdere la capacità di trovare ciò che serve.

Un tavolo efficace cambia senza diventare caos

Durante l’intervento il tavolo cambia continuamente. Arrivano nuove suture, entrano strumenti nuovi, cambiano le priorità e alcuni ferri smettono di servire. Cercare di mantenere intatta la disposizione iniziale sarebbe impossibile e, soprattutto, poco utile. Non esiste una disposizione perfetta e universale. Ogni intervento, ogni specialità e ogni strumentista possono richiedere un’organizzazione diversa. Esiste però un criterio che per me non cambia: un tavolo funziona quando, anche mentre tutto intorno cambia, ti permette di trovare e controllare ciò che serve, riconoscere la fase dell’intervento e anticipare il bisogno successivo.

Prima delle pinze viene la fase

Il vero salto è avvenuto quando ho smesso di guardare gli strumenti come oggetti e ho iniziato a collegarli ai tempi chirurgici. Se osservo esposizione, dissezione, emostasi o chiusura, cambia ciò che può servire. Non leggo il pensiero del chirurgo: leggo il contesto. Quando presente, penso al tavolo servitore come allo spazio del presente. Non deve contenere tutto. Deve rendere disponibili gli strumenti della fase che stiamo vivendo. Il tavolo conserva la struttura, seguendo l’intervento.

Riordinare nel momento giusto

Non ho smesso di riordinare. Ho smesso di farlo automaticamente. Se il ritmo lo consente sistemo, altrimenti lo faccio appena sarà possibile farlo. Se il campo richiede attenzione, il tavolo può aspettare. Questa è la convinzione che voglio trasmettere: un tavolo perfetto è una fotografia; un buon tavolo è un sistema che continua a funzionare. L’ordine aiuta anche nel conteggio. Se so dove dovrebbe essere un ferro, uno spazio vuoto è un’informazione. Un sistema prevedibile non sostituisce il conteggio, ma lo rende più semplice e sicuro.

Il pezzo di puzzle da osservare domani

Al prossimo intervento, quando senti l’impulso di sistemare il tavolo, guarda il campo per cinque secondi e chiediti: “Che fase stiamo vivendo? Cosa potrebbe servire adesso?” Poi torna al tavolo. Se l’ordine ti permette di rispondere più velocemente, sta facendo il suo lavoro. Se ti fa perdere l’intervento, gli stai chiedendo di essere il protagonista.

Il passo successivo

Un tavolo leggibile rende subito più evidente ciò che manca o non è pronto. Continua con Gestione dello strumentario chirurgico: cosa fare quando manca o non funziona.

Fonti essenziali

AORN — Guideline in Focus: Sterile Technique in the OR Ministero della Salute — Raccomandazione n. 2