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Una giornata in sala operatoria: cosa succede davvero dal primo all’ultimo intervento
Una volta ero all’anestesia e, prima dell’induzione, dissi che era tutto pronto. Poco dopo l’anestesista mi chiese il tubo endotracheale. Mi girai verso il carrello e mi accorsi di averlo dimenticato. Chiesi la misura, lo preparai con il mandrino, lo lubrificai e glielo porsi scusandomi. Avevo controllato molte cose, ma non avevo immaginato cosa sarebbe successo nei minuti successivi. Quell’episodio ha cambiato il mio modo di preparare una giornata in sala operatoria.
Essere pronti non significa aver completato una lista
Planning, apparecchiature, materiale, posizionamento, strumentario e dispositivi: all’inizio li consideravo compiti separati. Controllato questo. Preparato quello. Fatto. Pronto. Con il tempo ho aggiunto una domanda: “Se l’intervento iniziasse in questo momento, quale sarebbe la prima cosa di cui avremmo bisogno? E subito dopo?” Questa domanda ha cambiato il mio modo di preparare la sala. Non controllo più soltanto che il materiale sia presente. Ripercorro mentalmente le prime fasi dell’intervento e provo a immaginare quando e come verrà utilizzato. Perché puoi avere tutto ciò che serve e non essere comunque pronto: basta che quel materiale non sia disponibile nel momento giusto, non sia completo oppure non si trovi dove dovrebbe essere. Una lista ti dice che cosa hai preparato. Una sequenza ti mostra ciò che sta per accadere.
Mi è successo anche al tavolo
In un’altra occasione, prima del posizionamento dei trocar, il chirurgo doveva infiltrare l’anestetico locale. Io me ne ero completamente dimenticato. Quando arrivò il momento, non avevo ancora preparato il farmaco. Dovetti chiedere al chirurgo di aspettare mentre l’infermiere di sala mi aiutava ad aspirarlo e a predisporlo per il campo sterile. Furono pochi istanti, ma in sala sembrarono molto più lunghi. Il problema non era soltanto aver dimenticato un farmaco. Non avevo riconosciuto la fase che stava per iniziare e, quindi, non avevo anticipato ciò che sarebbe servito. Quell’episodio mi ha insegnato che preparare il tavolo non significa avere davanti tutto il materiale possibile. Significa sapere cosa dovrà accadere dopo e rendere disponibile ciò che servirà nel momento giusto. È questa la differenza tra reagire a una richiesta e iniziare davvero a leggere l’intervento.
L’intervento comincia prima dell’incisione
La sala prende forma molto prima che il chirurgo impugni il bisturi: verifiche, anestesia, posizionamento, preparazione del campo e Time Out. Se osservi soltanto l’atto chirurgico, metà del puzzle resta invisibile. Se impari a seguire il paziente e l’équipe dall’ingresso all’uscita, capisci perché una decisione presa alle 7:30 può influenzare ciò che accadrà ore dopo. Preparare non significa accumulare materiale. Significa velocizzare la sequenza successiva.
Anticipare non è indovinare
Per molto tempo ho associato l’anticipazione al talento: qualcuno “vede prima” perché è più portato. Oggi la considero un metodo:
- conosco la procedura programmata;
- individuo le fasi principali;
- verifico i punti che possono interrompere il flusso;
- preparo ciò che serve senza aprire inutilmente; L’esperienza accelera questo processo, ma la logica si può allenare dal primo giorno.
Un esercizio per il prossimo turno
Scegli un solo intervento e descrivilo con cinque verbi, dall’ingresso del paziente all’uscita. Per ogni verbo chiediti: cosa deve essere già pronto perché questo passaggio avvenga senza improvvisazione? Non cercare di prevedere tutto. Cerca il primo anello mancante. Quando inizi a vedere la giornata come una sequenza, la sala smette di sembrarti un luogo in cui tutti sanno magicamente cosa fare. Inizi a riconoscere il copione che stanno leggendo.
Il passo successivo
Dopo aver visto il flusso generale, puoi imparare a organizzare gli strumenti perché seguano davvero le fasi. Continua con Come organizzare il tavolo dello strumentista: metodo, ordine e anticipazione.
