Sterilità

Contaminazione invisibile in sala operatoria: i rischi che non vedi e come gestirli

Durante lastesura dei teli toccai con il guanto sterile i piedi del paziente. Non cadde nulla. Non si sentì alcun rumore. Nessuno strumento finì a terra. Per qualche istante sembrò che non fosse accaduto niente. Poi mi fermai, lo dissi e chiesi di sostituire il guanto. È stato così che ho compreso che cosa rende insidiosa la contaminazione invisibile in sala operatoria: spesso non produce un segnale evidente. Può avvenire in una frazione di secondo, mentre la mente è già concentrata sul gesto successivo.

Non vedere la contaminazione non significa che non sia avvenuta

Quando uno strumento cade a terra, la situazione è chiara. Hai visto la caduta, hai sentito il rumore e sai che quello strumento non può tornare sul campo senza essere gestito secondo la procedura prevista. Le situazioni più difficili sono quelle che lasciano un dubbio: Ho sfiorato quella superficie? *La confezione è ancora integra? * Si sta aprendo la confezione nel modo corretto? Quel materiale ha toccato qualcosa durante il passaggio? I microrganismi non sono visibili a occhio nudo. Per questo la tecnica sterile non può dipendere soltanto da ciò che appare pulito. Si fonda su comportamenti, controlli e procedure che servono a proteggere una condizione che non possiamo verificare semplicemente guardando. Le infezioni del sito chirurgico hanno cause molteplici e un singolo contatto non spiega da solo il rischio complessivo.

La contaminazione comincia spesso prima del contatto

Ripensando a quell’episodio, il problema non iniziò nel momento in cui il guanto toccò i piedi del paziente. Era cominciato qualche istante prima. La mia attenzione era già passata al gesto successivo. Le mani stavano ancora completando un movimento, ma la mente era già altrove. Questo può accadere quando:

  • cerchiamo di essere più veloci;
  • pensiamo già al passaggio successivo;
  • qualcuno interrompe la sequenza;
  • qualcuno o qualcosa richiama la nostra attenzione mentre stiamo lavorando;
  • un gesto diventato familiare viene eseguito automaticamente. L’errore visibile è il contatto. La causa può trovarsi mezzo secondo prima, nel momento in cui smettiamo di seguire consapevolmente ciò che stanno facendo le nostre mani. Da allora, nei passaggi più delicati, provo a rallentare quanto basta per sapere sempre che cosa sto toccando. Non è lentezza. È controllo del gesto.

Il dubbio non può restare nella tua testa

Quando inizi a lavorare in sala operatoria puoi avere paura che dichiarare una possibile contaminazione e di passare per quello inesperto. Il pensiero è quasi automatico: “Se lo dico, penseranno che non sono capace.” Allora provi a ricostruire l’accaduto da solo. Cerchi di convincerti che forse non hai toccato o che il contatto sia stato troppo breve per avere importanza. Oggi considero molto più rischioso questo silenzio rispetto al dubbio stesso. La competenza non consiste nel non avere mai incertezze. Consiste nel dichiarare anche i dubbi. Se penso di essermi contaminato:

  1. interrompo il gesto;
  2. descrivo ciò che credo sia accaduto;
  3. evito di proseguire lungo la sequenza; Non minimizzo il contatto e non cerco di risolverlo con un “probabilmente non è successo nulla”. Un dubbio ignorato può trasferirsi dal guanto al materiale, dal materiale al campo e dal campo al paziente.

Fermarsi impedisce alla contaminazione di proseguire

Il motivo per cui bisogna fermarsi subito non riguarda soltanto il primo contatto. Riguarda ciò che potrebbe accadere dopo. Se il mio guanto ha toccato una superficie non sterile e io continuo a lavorare, posso trasferire la contaminazione a uno strumento, a un telo o a un altro materiale. Più gesti compio, più diventa difficile ricostruire il percorso. Per questo il momento migliore per intervenire è quello in cui nasce il dubbio, non cinque passaggi dopo. Segnalare subito una contaminazione non interrompe inutilmente il lavoro. Evita che un singolo contatto diventi una catena di contatti.

Un esercizio per il prossimo turno

Scegli un passaggio delicato: l’apertura di una confezione, il trasferimento di uno strumento o la sistemazione di un telo. Prima di iniziare, individua mentalmente le due superfici che non devono entrare in contatto. Poi esegui il gesto seguendo consapevolmente il movimento delle mani fino alla fine. È un esercizio semplice, ma rende visibile ciò che l’automatismo tende a nascondere. Perché la contaminazione invisibile non si gestisce cercando di vedere i microrganismi. Si gestisce imparando a riconoscere i contatti che potrebbero trasferirli.

Il passo successivo

Per riconoscere la contaminazione devi prima capire il confine che stai proteggendo. Continua con Il campo sterile: il confine invisibile che protegge il paziente.

Fonti essenziali

AORN — Guideline in Focus: Sterile Technique in the OR CDC — Surgical Site Infection Prevention