Team e sicurezza

Closed-loop communication in sala operatoria: quando ripetere una frase può evitare un errore

Ci sono momenti in sala operatoria in cui più informazioni arrivano contemporaneamente. Il chirurgo chiede una sutura. L’anestesista comunica un dato. Il monitor suona. L’infermiere di sala sta già recuperando altro materiale. In mezzo a tutto questo basta un pensiero: “Avrà capito.” È un pensiero rassicurante, ma pericoloso. L’ho avuto anch’io. Poi ho capito che sentire una richiesta, comprenderla correttamente e sapere chi se ne occuperà sono tre cose diverse. La closed-loop communication serve a chiudere proprio questo spazio invisibile: quello tra ciò che una persona pensa di aver detto e ciò che l’altra ha realmente compreso.

La lezione che ho imparato passando una sutura

Mi capita spesso che, dopo aver ricevuto un filo, il chirurgo mi chieda: “È il Vicryl 2/0?” All’inizio rispondevo semplicemente: “Sì.” Poi ho iniziato ad anticipare quella domanda. Quando porgo una sutura, soprattutto se può essere confusa con un’altra, la nomino: “Vicryl 2/0.” “Seta 2/0.” Sono poche parole, ma svolgono una funzione precisa: rendono visibile ciò che sto mettendo nella mano del chirurgo. Se ho compreso male la richiesta, può correggermi prima di utilizzare il filo. Se ho capito correttamente, entrambi abbiamo la stessa informazione. È stato così che una tecnica imparata nei corsi è diventata per me una regola concreta: un’informazione importante non deve soltanto essere pronunciata. Deve essere ricevuta, ripetuta e confermata.

Il circuito si chiude in tre passaggi

Il principio è semplice:

  • una persona formula una richiesta chiara;
  • chi la riceve ripete ciò che ha compreso;
  • chi ha iniziato la comunicazione conferma oppure corregge. La richiesta apre il circuito. La ripetizione dimostra che il messaggio è arrivato. La conferma lo chiude. Non significa ripetere automaticamente ogni frase pronunciata durante il turno. Io mi faccio una domanda: “Se questa informazione venisse compresa male, potrebbe creare un problema?” Se la risposta è sì, chiudo il circuito. Può trattarsi di una sutura, di un dispositivo, di un farmaco, di un campione, di un conteggio o di una richiesta arrivata mentre l’attenzione dell’équipe è già divisa.

Sotto pressione comunichiamo meno proprio quando servirebbe di più

Quando il ritmo aumenta, le richieste diventano più brevi. Le voci si sovrappongono e cresce la tentazione di rispondere immediatamente per dimostrare di aver capito. È proprio in quei momenti che il rischio di incomprensione aumenta. Chi è nuovo lo sente ancora di più. Ha già la mente occupata da strumenti, sterilità, materiali e fasi dell’intervento. Chiedere di ripetere può sembrare un’ammissione di incompetenza. All’inizio lo pensavo anch’io. Oggi considero molto più professionale dire: “Non ho compreso la richiesta.” piuttosto che cercare sul tavolo sperando di indovinare. Allo stesso modo, dire: “Il conteggio non torna.” è più sicuro che ricontrollare in silenzio per paura di interrompere.

L’affidabilità non è sembrare sicuri

Quando inizi, vuoi dimostrare di sapere. Vuoi essere rapido, utile e non rallentare il lavoro degli altri. Ma in sala operatoria l’affidabilità non consiste nell’apparire sempre sicuri. Consiste nel rendere visibile ciò che non è chiaro prima che diventi un problema. Questa è la parte che dall’esterno si vede poco: la comunicazione non accompagna semplicemente il gesto tecnico. Ne fa parte. Passare la sutura corretta e dichiararne il nome sono due momenti dello stesso atto professionale. Contare il materiale e comunicare il risultato sono parti della stessa verifica. Riconoscere un dubbio e condividerlo sono parti della stessa responsabilità.

Anticipare significa anche eliminare l’ambiguità

Quando inizi a lavorare in sala puoi pensare che anticipare significhi sapere in anticipo quale strumento chiederà il chirurgo. Quello è soltanto un aspetto. Anticipare significa anche riconoscere quali informazioni non possono restare ambigue. La richiesta è il primo pezzo. La risposta è il secondo. La conferma completa il quadro. Al prossimo turno scegli una sola comunicazione importante: una sutura, un conteggio, un campione o un dispositivo. Non cercare genericamente di “comunicare meglio”. Chiudi quel singolo circuito con poche parole e osserva che cosa cambia. Molto spesso scoprirai che la chiarezza non rallenta il lavoro. Evita che il lavoro debba fermarsi dopo, quando un’informazione data per scontata si rivela sbagliata.

Il passo successivo

La comunicazione a circuito chiuso è relativamente semplice quando il clima è tranquillo. La prova vera arriva quando la tensione sale, il tono cambia e chiedere una conferma sembra significare esporsi. È proprio allora che la chiarezza smette di essere soltanto una buona abitudine e diventa una barriera di sicurezza. Continua con Il chirurgo difficile: come restare lucidi quando la tensione in sala operatoria sale.

Fonti essenziali

AHRQ TeamSTEPPS — Closed-Loop Communication AHRQ TeamSTEPPS — Check-Back / Repeat-Back WHO — Surgical Safety Checklist: tools and resources