Sterilità

Vestizione e svestizione in sala operatoria: camice, guanti e tecnica sterile

La prima volta che dovetti indossare i guanti sterili in sala operatoria mi sentii stranamente impacciato. Ero abituato a un gesto diverso. In quel momento, invece, dovevo controllare la confezione, la posizione delle mani e il contatto tra superfici seguendo una tecnica che non avevo ancora automatizzato. Per qualche istante ebbi la sensazione di non saper più fare una cosa che avevo eseguito molte volte. Quell’esperienza mi fece capire che vestirsi sterile non significa semplicemente indossare un camice e un paio di guanti. Significa sapere quali superfici possono entrare in contatto durante l’intera sequenza.

Ricordare l’ordine non basta

Preparazione chirurgica delle mani, asciugatura, camice, guanti. La sequenza è importante, ma conoscerla a memoria non garantisce che il gesto venga eseguito correttamente. Puoi ricordare ogni passaggio e contaminarti comunque se perdi la percezione di ciò che stai toccando. Per questo la tecnica di vestizione sterile non dovrebbe essere imparata soltanto leggendo una procedura. Deve essere osservata, provata e corretta dal vivo da un professionista esperto, tenendo conto dei dispositivi utilizzati e delle indicazioni adottate dalla struttura. Quando mi vesto, cerco di non pensare soltanto al passaggio successivo. Mi concentro su tre domande:

  • dove si trovano le mie mani?
  • quale parte del camice o del guanto sto afferrando?
  • quale superficie rimarrà esposta nel gesto successivo? Il cosa è seguire la sequenza. Il come è controllare continuamente i contatti. Il perché è mantenere la continuità della barriera sterile, non completare una serie di movimenti nel minor tempo possibile.

Quando le mani cercano una scorciatoia

Durante la vestizione può esserci un momento in cui qualcosa non scorre come previsto. Il camice forma una piega. Il guanto non sale correttamente. La presa è scomoda. Una mano sembra trovarsi nel punto sbagliato. L’istinto spinge a correggere il problema rapidamente: cambiare presa, sistemare il materiale o completare comunque il gesto. È proprio in quel momento che cerco di rallentare. All’inizio pensavo: “Se mi fermo, sembrerò incapace.” Oggi la penso diversamente: se continuo senza sapere quali superfici sto mettendo in contatto, sto scegliendo l’apparenza della sicurezza al posto del controllo. Fermarmi non significa che non conosco la tecnica. Significa che ho riconosciuto il punto in cui la tecnica potrebbe non essere più affidabile.

Il guanto sterile non rende sterile tutto ciò che tocchi

Indossare un guanto sterile può dare una falsa sensazione di protezione. Il guanto, però, non trasforma in sterile ciò che viene toccato. Al contrario, può perdere la propria condizione dopo un contatto non appropriato. Lo stesso vale per il camice. La sterilità non appartiene all’oggetto in modo permanente. Dipende dal modo in cui è stato preparato, indossato, manipolato e mantenuto. Questo è uno dei passaggi meno intuitivi per chi inizia: la sterilità non risiede nel guanto o nel camice considerati isolatamente. Risiede nella catena di contatti che li ha portati fino a quel momento. Se un passaggio della catena viene compromesso, non basta che il materiale appaia ancora pulito.

Il dubbio non si risolve continuando

Se non sono sicuro di un contatto, non provo a convincermi che sia andato tutto bene. Mi fermo, descrivo ciò che penso sia accaduto e applico la procedura prevista dalla struttura. Posso dire: “Credo di aver toccato.” “Non sono sicuro che il guanto sia ancora sterile.” “Preferisco ripetere il passaggio.” Sostituire un guanto o ricominciare una parte della vestizione può sembrare una perdita di tempo. Ma continuare con una contaminazione sospetta non elimina il problema. Lo trasferisce al gesto successivo, al materiale e potenzialmente al campo sterile. Il momento migliore per correggere una possibile contaminazione è quello in cui nasce il dubbio.

Anche la svestizione richiede attenzione

Quando l’intervento è terminato, può sembrare che la parte delicata sia ormai conclusa. In realtà, camice e guanti devono essere rimossi evitando di trasferire ciò che si trova sulle superfici esterne alle mani, alla divisa o all’ambiente circostante. La logica, però, cambia. Durante la vestizione cerchiamo di proteggere le superfici sterili dai contatti non appropriati. Durante la svestizione dobbiamo contenere le superfici utilizzate ed evitare di portare la contaminazione verso di noi. Anche in questo caso la sequenza deve seguire la procedura adottata dalla struttura e deve essere appresa attraverso dimostrazione e supervisione. La fretta di terminare il turno o passare all’attività successiva può rendere automatici proprio gli ultimi gesti. Ma la barriera non termina quando il chirurgo appoggia gli strumenti. Termina quando camice e guanti sono stati rimossi correttamente e l’igiene delle mani è stata completata secondo le indicazioni previste.

L’esercizio che fa comprendere la tecnica

Durante la prossima vestizione non chiederti soltanto: “Ricordo l’ordine?” Dopo ogni passaggio prova a domandarti: “Quale superficie è protetta in questo momento e quale contatto devo evitare nel gesto successivo?” Durante la svestizione, invece, chiediti: “Quale superficie considero contaminata e come posso evitare di trasferirla su di me o sull’ambiente?” Quando riesci a rispondere, non stai più soltanto ripetendo una procedura. Ne stai comprendendo la logica.

Il passo successivo

Una vestizione corretta crea la barriera. Il lavoro successivo è mantenerla mentre la sala cambia. Continua con Il campo sterile: il confine invisibile che protegge il paziente.

Fonti essenziali

AORN — Guideline in Focus: Sterile Technique in the OR WHO — Global Guidelines for the Prevention of Surgical Site Infection